Memorie industriali come scenario di arte contemporanea

Il Venice Gallery Weekend attraverso 10 & zero uno, Galleria Alberta Pane e Wentrup

Testi: Elena Barison         Racconto fotografico: Clelia Cadamuro

Clelia Cadamuro, 2025

Clelia Cadamuro, 2025

In un fine settimana di timida primavera, come quello appena trascorso, immaginate come sia stata Venezia: un riverbero di suoni, odori e luci che si scompongono e rifrangono nello spazio fino a raggiungere la vastità della laguna, dove si sposano e confondono con la sua eco.

In questo ecosistema contaminato, io e Clelia – fotografa e artista visiva, che ha saputo tradurre questo weekend in immagini – ci siamo trovate a correre da una parte all’altra della città per raccogliere sensazioni, pensieri e ricerche artistiche di cui si fanno portavoce gli spazi espositivi e, in particolare nei giorni del Venice Gallery Weekend, le gallerie.

La città di Venezia subisce il fascino di quelle mete turistiche da attraversare, fruire e vivere per brevi momenti. A Venezia non è mai facile fermarsi e scegliere di restare. La sua natura di punto di snodo, luogo di passaggio e di mobilitazione influisce sulla popolazione, come anche nel modo in cui si sviluppa il programma culturale cittadino, diramato su registri differenti e non sempre comunicanti. Dalle numerose attività promosse e programmate, che puntano più a inserire Venezia nel contesto internazionale piuttosto che a riflettere sulla propria identità, ne consegue una perdita della propria dimensione locale, che mano a mano si sta sfaldando, diventando elemento fantasmagorico e tradizione folcloristica.

Clelia Cadamuro, 2025

 

Venezia, però, non può essere una città attiva solo in funzione degli eventi e dei turisti che ospita. Chi la abita, attraverso iniziative personali e soprattutto grazie a collaborazioni, cerca di promuoverla “città viva” tutto l’anno. Con tale presupposto, nel 2018, da nove gallerie della città si è innalzato un moto unitario per promuovere l’arte contemporanea sul territorio, il lavoro reciproco di ogni realtà e la vita culturale cittadina, che non si limita ai confini temporali e geografici della Biennale. La realtà associativa che ne è derivata è Venice Galleries View, a cui attualmente aderiscono diciassette gallerie, ideatrice dell’iniziativa collettiva e diffusa del Venice Gallery Weekend, tenutosi dal 21 al 23 marzo 2025. 

Clelia Cadamuro, 2025

Clelia Cadamuro, 2025

Transitorietà

In questo breve racconto, in cui si desidera coinvolgere il lettore in quello che è stato il nostro percorso nel Venice Gallery Weekend, e alle riflessioni che da esso sono scaturite, rientrano: Wentrup, in passato studio della fashion designer Giuliana Coen Camerino, founder della casa di moda Roberta di Camerino; Galleria Alberta Pane, ex falegnameria nel sestiere di Dorsoduro; e 10 & zero uno, ex macelleria a Castello. Tutti luoghi uniti nel segno del cambiamento e della transizione, verso una rinascita. Un tema che sembra essere tra quelli centrali di questo weekend e delle pratiche artistiche accolte.

 Passeggiare tra le calli e i sestieri di Venezia rende difficile non guardarsi attorno, con l’obiettivo di non perdersi nel labirinto intricato di percorsi e, al tempo stesso, di cogliere quanti più dettagli e immagini possibili. Durante le passeggiate attente, in cui si abbandona lo sguardo dall’alternarsi dei propri passi, ci si trova di fronte non solo una moltitudine di palazzi storici, ristoranti, caffè e negozi, ma sono numerosi anche i luoghi dell’arte e le gallerie. Negli ultimi anni, la scena artistica locale ha subito una trasformazione notevole con l’apertura di nuovi spazi espositivi e istituzioni di calibro internazionale. Accanto alle grandi realtà straniere, si è composto un sistema variegato di gallerie commerciali, spazi indipendenti, studi d’artista, fondazioni ed enti locali che pongono alla base del loro operato un lavoro di ricerca e di promozione artistica.
 

Clelia Cadamuro, 2025

Tali attori recenti hanno trovato una propria forma e dimensione all’interno del tessuto urbano lagunare, in sedi portatrici di memorie storiche e culturali ripensate per ospitare racconti inediti. In questi luoghi, i segni di vite precedenti sono stati accolti e integrati nelle vite attuali. Si assiste, dunque, a una contaminazione: in Galleria Alberta Pane, una tavola proveniente dall’ex falegnameria oggi è utilizzata come scrivania; a 10 & zero uno, le pareti in marmo della precedente macelleria sono diventate tratto caratteristico dell’ambiente odierno. 

Qui si è scelto di conservare anche la traccia di un lavandino rimosso, come gli elementi strutturali in ferro, su cui pendono dei ganci. Dove un tempo si appendevano le carni per l’essiccazione, ora sono sospese le opere d’arte. A Wentrup, la planimetria dell’atelier di Camerino, e ancor prima di spazio industriale, non ha subito modifiche. Nemmeno l’ex studio sopraelevato, oggi adibito a piccolo spazio abitabile, su cui si ripongono progetti futuri di residenze artistiche.

Clelia Cadamuro, 2025

Clelia Cadamuro, 2025

A Venezia è così, il continuo intrecciarsi e sovrapporsi di storie porta il nuovo a confrontarsi costantemente con l’antico. Negli spazi delle gallerie visitate, l’eredità storica, da un lato, è conservata e valorizzata quale fondamento della propria identità, dall’altro lato, è punto di partenza dal quale poter costruire nuove narrazioni contemporanee. Per la sfida di lavorare su piani molteplici, tra passato, presente e futuro, in un continuo equilibrio transitorio, operare nel sistema artistico lagunare è un laboratorio a cielo aperto.

Clelia Cadamuro, 2025

Clelia Cadamuro, 2025

L’ingresso nella Galleria Alberta Pane sembra un prolungamento dello schema planimetrico della città, con un corridoio stretto che infine si apre nello spazio principale, ampio come un campo o una corte. Non si è di fronte a un tradizionale white cube, ma a un ambiente che, fin dalla sua apertura, ha cercato di diventare sede d’incontro, dialogo e ricerca sul contemporaneo, aperto a tutta la comunità. Con l’esposizione collettiva On and Beyond – A Love Letter to Shadows – il cui contesto critico è a firma di Chiara Ianeselli – si rinnova, da un lato, l’approccio concettuale della Galleria, dall’altro la sua tendenza a curarsi del contesto spaziale, scegliendo sculture o installazioni che lo interrogano, in relazione con la sperimentazione scientifica e la multisensorialità.  

Clelia Cadamuro, 2025

Clelia Cadamuro, 2025

Ma non solo, anche disegni, video, fotografie e pitture contribuiscono all’analisi, mediante gli elementi effimeri e transitori generati, come segni, tracce, ombre ed echi. Le ombre, che si dilatano e restringono nello spazio, oscillando tra reale e artificiale, sono elemento comunicante tra le opere dei diversi artisti in mostra. Creano un percorso immaginario, sono tracce da seguire lungo le pareti e tra le mensole, fino al pavimento e agli angoli più remoti dell’ambiente.

Clelia Cadamuro, 2025

Clelia Cadamuro, 2025

Il concetto di transitorietà è racchiuso nei lavori contemporanei di Andrea Luzi e Anna Bochkova, esposti a 10 & zero uno, ogni elemento detiene un potere distruttivo e trasformativo, segnando profondamente gli spettatori che ora sono chiamati a partecipare e a essere coinvolti nel processo artistico. Se nella collettiva in Galleria Alberta Pane la luce è la fonte che proietta la sagoma degli oggetti, è grazie alla sua forza trasformativa se Andrea Luzi può esplorare atmosfere in cui il confine tra realtà fisica e percezione sensoriale diventa impercettibile. I mondi dipinti a olio da Luzi sono universi di sensazioni in evoluzione perenne, in cui i quattro elementi naturali sono connessi con l’etere in un legame simbolico tra materiale e immateriale.

Clelia Cadamuro, 2025

Clelia Cadamuro, 2025

Tra i quattro elementi primordiali, il fuoco è quello che ispira anche le opere di John McAllister, ospitato a Wentrup. I suoi paesaggi infiammati di derivazione fauvista e post-impressionista evocano il senso del sublime, sono di una bellezza senza tempo e, in apparenza, di contemplazione serena. Suo tratto caratteristico è un uso audace e vivace del colore, quasi elettrico. Gli interni, le nature morte e i paesaggi, in un primo momento, ci sembrano reali, ma l’uso frequente dei toni del viola, del rosso e dell’arancione, li rendono surreali, realtà oniriche e atmosfere lisergiche. 

Clelia Cadamuro, 2025

Clelia Cadamuro, 2025

Non è solo il colore ad avere un ruolo centrale nel suo processo creativo, ma anche la luce e i giochi che essa crea sono degli elementi che McAllister cerca di simulare pittoricamente. Anche in questa mostra, Rapt glittery beguile a while, è centrale la transitorietà delle cose e degli eventi. Ciò che scorre è il tempo e con esso la luce, i colori e la natura. L’aura delle opere di McAllister risuona con il contesto circostante di Palazzo Loredan Grifalconi che, con il suo piccolo giardino e molo, è immerso egli stesso in un’atmosfera mistica. Attraverso le sue tele circolari o rettangolari, l’artista ci offre un portale d’accesso per uno stato di calma senza tempo e ci invita a raggiungerlo, facendoci largo tra una natura rigogliosa e mitologica. Si tratta di percezioni, di mondi e di dimensioni altre.

Clelia Cadamuro, 2025

Clelia Cadamuro, 2025

Se a Wentrup siamo trasportati al di fuori del reale in mete esotiche dove i pensieri non ci possono raggiungere, a 10 & zero uno ci troviamo in reami inesplorati, dal carattere meditativo. Unexplored Realms, con testo critico a cura di Domenico de Chirico, ci permette d’intraprendere un viaggio multisensoriale ai limiti dell’inconscio umano e all’interno dell’immaginazione. Un percorso tra due poli opposti: da un lato, i dipinti di Andrea Luzi dagli scenari ricchi di riferimenti occulti, cerchi magici, simboli delle civiltà antiche – che risuonano con la storia di Venezia e le sue relazioni profonde con l’alchimia e l’ermetismo – in dialogo con l’iconografia contemporanea delle sottoculture degli anni ‘90. Dall’altro lato, le sculture e i disegni di Anna Bochkova ci proiettano in un mondo cosmico e onirico con stazioni spaziali, architetture e astronavi. Ogni opera di questi due autori è un portale – proprio come le tele di McAllister – verso l’invisibile e l’indicibile, seppur interrogabile.

Clelia Cadamuro, 2025

Clelia Cadamuro, 2025

Comunità

Le ricerche accolte all’interno delle gallerie di questo racconto, oltre a interrogare le diverse sfumature e gradi della trasformazione, trattano anche dell’influenza dello spazio e del contesto tecnico e culturale. Esse mettono in campo un progetto più ampio: la riattivazione dei luoghi con nuove valenze sociali e urbane. Ogni spazio espositivo è, oltre che sede dell’arte, anche luogo d’incontro, di scambio e di confronto. Lo diventa in occasione dei vernissage e finissage, momenti imprescindibili per le gallerie, scenari di vere e proprie costruzioni di relazioni. Venice Gallery Weekend vuole essere manifesto di questi scambi che corrono costantemente sottotraccia, ma che in queste giornate si vogliono esplicitare ed estendere. I primi a cercare una dimensione comunitaria, partecipativa e attiva sono gli artisti, che pongono al centro delle proprie sperimentazioni azioni collettive, incontri e confronti, metodi per sopperire a l’incomprensibilità del nostro presente.

Clelia Cadamuro, 2025

Clelia Cadamuro, 2025

La Galleria Alberta Pane nella sua mostra corale riunisce artisti singoli e il progetto di ricerca collettivo della Fondazione Malutta. Realtà associativa e artistica ambiziosa, nata a Venezia nel 2013. Comprende oltre quaranta artisti di nazionalità differenti, che si sono ricongiunti in isola per attivare un progetto comune. L’associazione incarna una vibrante confluenza di culture, generi e sensibilità e, a seconda del progetto, un sottoinsieme di artisti viene internamente selezionato per prenderne parte. ¡Vamos Hombre! è il titolo che racchiude i cinquanta contributi dei trenta artisti che hanno scelto di prendere parte al progetto espositivo.

Clelia Cadamuro, 2025

Clelia Cadamuro, 2025

I loro lavori, disposti lungo il corridoio d’accesso della Galleria, spaziano tra tecniche, materiali e dimensioni differenti. Ciascuno di loro ha una chiara e precisa identità, malgrado in una visione d’insieme siano estremamente comunicanti e interdipendenti. La capacità di questi artisti, di operare uno a fianco all’altro in un dialogo a più voci in cui ognuno ha il proprio ruolo e importanza, esprime il forte approccio collaborativo e paritario tra pratiche. Sta nell’incontro di metodologie e di idee che si alimenta la ricerca collettiva, non dimenticando però l’ironia, come elemento di mediazione tra riflessioni più profonde.

Clelia Cadamuro, 2025

Anche la pratica di Davide Sgambaro, artista esposto nell’ambiente centrale della Galleria Alberta Pane, intreccia il tema della comunità e socialità. L’azione e il corpo, preminenti nella sua pratica, in realtà sono presentati all’osservatore come riferimenti indiretti e non sempre immediati: l’azione è già avvenuta e il corpo che l’ha provocata o innescata si è già ritratto. Il suo lavoro aspira sia ad analizzare una condizione collettiva, sia a raccontare un momento intimo e personale. Restituisce dinamiche di resistenza in risposta ai paradossi generazionali propri dell’ordine sociale, riportando allo spettatore il disordine emotivo che incombe sulle generazioni cresciute nell’era capitalista. 

Clelia Cadamuro, 2025

I dialoghi e le assonanze emerse tra le ricerche artistiche esplorate, incentrate sui temi della transitorietà e comunità, non intendono ridurre le singole esperienze a una lettura univoca. Al contrario, dell’eterogeneità del panorama artistico attualmente in scena a Venezia, si è scelto di seguire due filoni che testimoniano la forte attenzione verso le sfide e le sollecitazioni sociali e culturali odierne.

Proprio per la pluralità di voci e di sguardi, crolla qualsiasi possibilità di pensare l’arte contemporanea per tendenze, trend e manifestazioni univoche. Si può parlare, invece, di ricerche, di riflessioni e di azioni multisensoriali e polimateriche, sensibili – ciascuna a proprio modo – alla complessità dell’esistenza, con cui siamo chiamati a confrontarci e a cui spesso si decide di rispondere con l’ironia. Infine, è proprio per tale attenzione all’individualità e alla collettività che le pratiche e i luoghi espositivi si confrontano costantemente con la memoria storica, rielaborando e talvolta decostruendo narrazioni preesistenti per offrire nuove chiavi di lettura alle urgenze del presente. L’interazione tra memoria e innovazione permette agli artisti di esplorare le tensioni irrisolte nella storia e di dar voce a istanze che attraversano epoche diverse, offrendo uno sguardo critico e propositivo sul futuro.


 © Riproduzione riservata 


Clelia Cadamuro, 2025

Un sentito ringraziamento alle gallerie Alberta Pane, Wentrup e 10 & zero uno per averci ospitati nei loro spazi e dedicato il loro tempo prezioso durante un evento così intenso come il Venice Gallery Weekend.
 
 

I protagonisti

clelia
CLELIA CADAMURO
Nata a Milano nel 1995, è una fotografa e artista visiva italiana che vive a Venezia. Dopo aver studiato pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia, ha conseguito un master in fotografia all’ISIA di Urbino. Ha esposto le sue opere sia in Italia che all’estero, collaborando anche con la Biennale di Venezia e pubblicando su testate come Vogue Germania e Domus. Nel 2024 ha pubblicato il fotolibro ‘Animabilia’ con Giostre Edizioni.
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ELENA BARISON 
Nata a Dolo nel 2000, è laureata in Storia delle Arti e Conservazione dei Beni Artisti con una tesi sulla poetessa visiva e sonora Tomaso Binga, in relazione ai temi del femminismo, ambientalismo e pacifismo. Scrive per riviste del settore storico-artistico, interessandosi in particolare di poesia sperimentale e di archivi di artisti contemporanei. Lavora nel settore della comunicazione culturale e come archivista dell’Archivio Tomaso Binga.